Storia del Tohoku. Cultura del Giappone
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Storia del Tōhoku

Data la sua collocazione particolare, la regione del Tōhoku ha una storia particolarmente interessante che si distanzia in parte da quella del resto dell’arcipelago giapponese. Possiamo iniziare a tracciare tale storia dall’inizio dell’era Jōmon 縄文 (circa dal 12,000 aC fino al 300 dC); in questo periodo, nell’area del Tōhoku come in altre parti del Giappone, vediamo una predominanza di attività come la raccolta, la caccia e la pesca, anche per via del riscaldamento climatico dell’era.

Il Tōhoku in tempi antichi

Verso la fine dell’era Jōmon, dal continente (China e Corea) viene introdotta la nuova coltivazione del riso e, a partire dal nord del Kyushu e dalla regione del Kinki, il Giappone entra nell’era Yayoi 弥生 (300 a.C. – 250 d.C.). La nuova cultura raggiunge il Tōhoku con relativa rapidità, e vediamo l’introduzione della coltivazione risicola fin dall’inizio del periodo anche se la ricezione effettiva della pratica è completa solo intorno alla seconda metà del periodo. In seguito, sempre a partire dal Kinki si irradia la cultura Kofun (250 – 538 d.C., la parola kofun indica un tipo particolare di sepoltura, tipico di questo periodo) diffondendosi a nord e raggiungendo il Tōhoku a partire dalle zone di Sendai 仙台, Aizu 会津, e la regione interna della prefettura di Yamagata 山形県. Il ritrovamento archeologico più conosciuto  del periodo, nella zona, è sicuramente il raijinyama kofun 雷神山古墳, nella città di Natori 名取市, prefettura di Miyagi.

Raijin-yama kofun

Raijin-yama kofun – Wikipedia

L’area più settentrionale del Tōhoku, l’odierna prefettura di Aomori, mantiene più a lungo le caratteristiche della cultura Jōmon, con una diffusione più tarda delle culture Yayoi e Kofun.

Gli Emishi e le regioni antiche

Poichè la capitale e il potere politico del paese erano stabiliti nella regione del Kinki, il giappone del Nordest, chiamato Michinoku 陸奥, era probabilmente considerato un territorio occupato da popolazioni piuttosto differenti rispetto agli abitanti della capitale. Anche la cultura di quest’area era probabilmente molto differente rispetto al Giappone centrale, e le comunità di questo territorio tendevano a ribellarsi più frequentemente contro il potere imperiale.

Emishi, Wikipedia

Emishi, Wikipedia

Il Kinki percepiva l’antico Tōhoku come un’area demarcata dal Passo di Komeyama 米山峠 in Niigata, costituita da diverse regioni (Chugoshi中越地方, Kaetsu 下越地方, Sadogashima佐渡島), abitate da tribù barbare di emishi 蝦夷, ribelli contro l’autorità centrale. Emishi (Yemishi) e Ezo (Yezo) 蝦夷 sono gli antichi nomi usati fin dai tempi antichi per indicare proprio le popolazioni che abitavano il Nordest del Giappone.

Esistono anche evidenze archeologiche di una barriera, la barriera di Shirakawa 白河の関 (Shirakawa no seki), collocata nel V secolo sulla Ōshū kaidō 奥州街道, la strada principale che connetteva la capitale alla zona più settentrionale dell’Honshū, proprio per garantire una maggiore protezione contro i barbari del nord. La barriera di Shirakawa può essere considerata come il punto di riferimento dei confini nazionali fino alla fine del XII secolo. Tuttavia, per tutto il periodo Nara, il confine con i territori Emishi rimane piuttosto vago.

Dalla seconda metà del VII secolo, l’amministrazione imperiale persegue una più forte politica di burocratizzazione e centralizzazione, che spinse a un maggiore controllo sulle zone delle odierne prefetture di Fukushima, Miyagi e parte di Yamagata, e lo stabilimento del territorio di Michinokuni. Allo stesso tempo, sul mare interno, i governanti Yamato estendono il loro controllo su tutta l’area inclusa entro il territorio di Joetsu 上越 in Niigata, portando alla creazione di basi di frontiera chiamate saku 柵 da cui spingersi ancora a nord.

Una questione di frontiere

Proprio nel periodo Nara vediamo l’emergere di un concetto più definito di frontiera, con la creazione di unità amministrative (kuni クニ), che portano alla successiva distinzione tra kenai 家内, le terre più interne sotto il diretto controllo imperiale, e kegai 家外, le aree al di fuori del controllo amministrativo.
In questo contesto, è possibile comprendere meglio la relazione tra l’autorità centrale e i territori ai suoi margini, in particolare con gli emishi dell’Honshū settentrionale.

Risulta così possibile dedurre una situazione variegata in cui il termine Nigi-Yemishi 熟蝦夷 viene impiegato per indicare gli emishi che obbedivano alla corte imperiale, Ara-emishi 麁蝦夷 per indicare quelli che si opponevano alla corte, e Tsugaru 都加留 per coloro che vivevano nelle aree più distanti dalla capitale.

Vediamo quindi una progressione sud-nord passando da distretti praticamente identici a quelli più interni a speciali distretti di frontiera delimitati da palizzate e abitati da coloni-soldato giapponesi, a distretti emishi governati da capi locali filo governativi, fino a territori emishi completamente al di fuori dell’autorità imperiale. Il confine, in altre parole, prende la forma di una frontiera a zone. Questa frontiera si sposta progressivamente verso nord nel periodo Nara e inizio Heian, come risultato di diverse campagne militari. La guerra aperta si interrompe dopo il IX secolo, ma i processo di fondazione di nuovi distretti continua fino a che tutto l’Honshu viene poi incorporato nello stato, verso la fine dell’epoca Heian.

Le ribellioni degli Emishi

Vediamo una prima ribellione emishi nel 720, dopo la quale il governo centrale diede il via alla costruzione del castello Tagajō 多賀城 (che divenne la sede sia della Guarnigione di Difesa che degli Uffici governativi di Mutsu), e procedette poi verso nord per completare il controllo sulla regione; tuttavia, l’esercito riuscì a conquistare un effettivo controllo solo sulla regione costiera. Il conflitto su questa regione di frontiera sarebbe infatti continuato per i decenni successivi.

Nel  780, la ribellione emishi di Iji no Azamaru 伊治呰麻呂 portò alla caduta del castello di  Taga, e l’opposizione emishi resistette fino a che il famoso Sakanoue Tamuramaro 坂上田村麻呂 (758-811) riuscì a condurre una campagna vittoriosa contro le popolazioni autoctone guidate da Aterui アテルイ, e soggiogò la maggior parte della moderna prefettura di Iwate, spostando la Guarnigione di Difesa nel nuovo castello Isawajō 胆沢城; gli emishi giurarono fedeltà alla corte imperiale e furono in parte obbligati a spostarsi in altre regioni del Giappone interno.

Il Giappone del Nord Est nel Medioevo

In epoche successive, in particolare dal periodo Heian in avanti, l’autorità politica centrale divenne sempre più frammentata tra diversi detentori d,i potere in Kyoto e nelle provincie. Verso l’850 vediamo quindi un graduale rilassamento del controllo sulle zone di frontiera, e i capi emishi del Took poterono così riguadagnare forza.

Una diversa visione del mondo

Dal punto di vista ideologico, il periodo medievale vede un profondo cambiamento nel concetto di confine: in particolare emerge una visione del mondo più chiusa, rivolta verso l’interno, a cui si associa la nozione di impurità e contaminazione. Questi caratteri emergono intorno all’anno 900 e si mantengono dominanti fino al XVI secolo. Il passaggio a una visione del mondo più ristretta è attestato dalle frequenti apparizioni nelle fonti letterarie dei termini che indicano i confini (sakaishiishi). Questo è in estremo contrasto con i lavori dell’epoca Nara e inizio Heian, che sono praticamente privi di ogni riferimento del genere.
La caratteristica più significativa del nuovo concetto di confine è sicuramente la sua associazione all’idea di impurità. Secondo Murai Shōsuke, le elites medievali concepivano il loro mondo come una serie di cerchi concentrici che andavano dalla purezza all’impurità, partendo dalla capitale Kyoto verso le regioni esterne (iiki).

Un problema con l’identificazione e la localizzazione delle frontiere medievali è che le antiche province e distretti hanno continuato a esistere, almeno nominalmente, ma lo stato ha cessato di giocare un ruolo attivo nella definizione o nel mantenimento dell’unità territoriale locale. Risulta quindi difficile dire dove le frontiere si disegnassero; conosciamo la collocazione di tenute individuali, e conosciamo la sfera generale di attività dei vari ufficiali pubblici, ma non sappiamo i limiti più esterni del sistema stesso, proprio perché pochi son stati i tentativi di stabilire questi limiti all’epoca.

Lo stato medievale ha anche perso gradualmente il controllo sulle funzioni tipiche delle frontiere, come l’autorità di regolamentare i flussi di gente, beni e informazioni che le attraversavano. Durante le epoche antiche, le funzioni di frontiera erano monopolizzate dallo stato; per esempio, l’amministrazione militare del confine con gli emishi nell’Honshu del Nordest era gestita da un ramo specifico dell’amministrazione chiamato Chinjifu (Quartier Generale di Pacificazione). Durante il periodo medievale invece, il controllo sulle funzioni frontaliere divenne sempre più decentralizzato. Nel nord, la frontiera cadde sotto il controllo di successivi poteri di confine, da delegati locali a signori della guerra autonomi.

I periodi Edo e Meiji

Il periodo Edo vede l’emergere di diversi daimyo locali che riescono a ottenere una significativa influenza. Il Tōhoku soffre a causa di una grande carestia verso la fine del periodo, che causa un alto numero di decessi per fame o epidemie, e un numero quasi uguale di popolazione nulla tenente che inizia a vagare e a spostarsi dalla regione per raggiungere la capitale.

Troops from Sendai, following their mobilization in April, joined a northern alliance against Imperial troops in May 1868.

Truppe da Sendai, dopo la loro mobilitazione in Aprile, che si uniscono ad un’alleanza settentrionale contro l’Imperatore, nel Maggio 1868. Da Wikipedia

Verso la fine del Bakufu Edo nel 1868, il Giappone del Nordest vede l’eruzione della guerra di Boshin 戊辰戦争 tra le forze dello shogunato Tokugawa e coloro che si operavano per il ritorno del potere politico alla corte imperiale. Nel Nord, la guerra dura più a lungo dopo la sconfitta delle forze dello shogunato nel sud, e vede la battaglia tra l’alleanza del clan locali (principalmente dalle aree di Sendai, Yonezawa, Aizu, Shonai e Nagaoka), condotte dalla famiglia Aizu, contro le truppe imperiali. Nel maggio 1868, il daimyō di Nagaoka infligge altissime perdite alle truppe imperiali nella Battaglia di Hokuetsu 北越, ma il suo castello cade poi pochi giorni dopo. Le truppe imperiali continuano l’avanzata verso nord, con una vittoria significativa nella battaglia del Passi di Bonari 母成峠, che apre la via all’attacco al castello di Aizu-Wakamatsu nella Battaglia di Aizu nell’Ottobre del 1868.

Aizu ammette quindi la sconfitta il mese successivo, nel novembre 1868.

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